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Un artigiano oppure un
artista? Un abile e fine esecutore o un sublime maestro
di altri tempi? Cosa rappresentano le opere, poiché di
questo si tratta e non di effimere gioie, di Luciano
Mario Rossi? Il mio compito non è volto a rispondere a
tutti i quesiti che il nostro intelletto ci pone
osservando le sue incisioni su pietre, i monili o le
sculture, ma a parlare di un uomo che racchiude in se
una perfetta simbiosi fra la manualità tecnica e l’animo
di artista. Più volte ho osservato le sue opere e più
volte mi sono domandato dove finiva l’abilità esecutiva
e dove cominciava l’arte, non mi è stato possibile
capirlo poiché si fondono in maniera inscindibile.
Piccoli grandi tesori di antico respiro ma di moderna
concezione, realizzati con materiali preziosi e seguendo
una tecnica antica, la glittica, in cui mirabili
esecutori furono prima gli Egizi, poi i Greci, infine i
Romani. I Medici, signori della colta Firenze, la
esaltarono e se ne circondarono, collezionando centinaia
di pietre incise, fra cui corniole, giade e smeraldi,
che oggi sono visibili nei musei fiorentini. Una tecnica
difficile e complicata che Rossi ha imparato da
autodidatta, nonostante una menomazione ottica e che sta
continuando a sviluppare ed arricchire nel suo
laboratorio immerso nella splendida campagna della
Valdichiana. L’artista ha sicuramente osservato i lavori
degli antichi maestri ma le sue opere non sono mere
copie, sono il frutto paziente del proprio estro
creativo e della indiscussa fantasia, che sono figlie
dell’artista e non dell’artigiano, poiché se l’artigiano
realizza, l’artista crea. Luciano Mario Rossi raccoglie
in se entrambe queste qualità, riuscendo a dare vita ai
propri sogni….e ora non chiamateli solo gioielli. |