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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"L’iperrealismo
di Vania Comoretti" a cura di Danilo Sensi |
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Al
primo impatto i lavori di Vania Comoretti possono
apparire se non fotografie, comunque fotografici, fedeli
riproduzioni della variegata realtà che circonda la
giovane artista vicentina. Dopo una più
attenta analisi, però, ci si |
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accorge che tale
definizione è del tutto riduttiva. Infatti la ricerca
introspettiva della Comoretti fa efficace uso del reale
come mezzo di comprensione dell’interiore; l’artista non
solo non si ferma all’apparenza dell’oggetto
rappresentato, ma neppure allo sguardo, per tradizione
ma ancor più per luogo comune, specchio dell’anima,
piuttosto cerca in ogni piega della pelle, in ogni poro
dilatato qualche segreta
rivelazione che si |
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sprigioni dall’interno
del oggetto - volto ritratto. Si legge nei suoi lavori
la necessità di andare a fondo, di capire cosa renda
ogni individuo tale e incommensurabilmente diverso da un
altro. Come in un esame autoptico la Comoretti non
lascia nulla al caso, ogni particolare diviene un
dettaglio fondamentale, fonte di informazione
indispensabile, la strabiliante cura e la sconvolgente
minuzia con cui porta avanti questo
lavoro accanito e costante, dimostrano la delicatezza
della materia trattata,della sua inesorabile |
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vulnerabilità. In ogni
capello disegnato ad uno ad uno, in ogni impurità della
pelle, mai celata e anzi esaltata, si nascondono le
fragilità dei personaggi, conoscenti dell’artista,
persone perfettamente normali, che si prestano a questo
studio senza ricerche estetiche. Le varie angolazioni,
gli scorci a cui l’artista li sottopone, permettono di
considerare la complessità dell’individuo. Così come lo
studio di parti del corpo umano, ad esempio le mani, non
sono tanto studi di anatomia, quanto ricerca di elementi |
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di analisi, dai
quali far emergere il manifestarsi di debolezze fisiche,
pressioni o atteggiamenti involontari. Se gli studi di
fisiognomica tentano di riunire in gruppi per tipologie
i volti in base hai tratti somatici dei soggetti, delle
personalità, realizzando quindi categorie di
personaggi-tipo, Vania Comoretti fa ora l’opposto,
l’artista individualizza, rende unico ognuno dei suoi
soggetti, proprio esaltandone l’imperfezione e
rendendola visibile, facendo proprio un linguaggio
inaugurato da un grande pittore del passato,
Michelangelo Merisi, |
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detto il
Caravaggio, il quale sosteneva che tutto ciò che lo
circondava e non solo ciò che era definito bello, era
degno di essere rappresentato, in quanto faceva parte
del creato e anzi nei suoi lavori esaltò sempre gli
umani |
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o
naturali difetti, arrivando ad usare come modella una
suicida annegata con il ventre rigonfio, per una
mirabile “Morte della Vergine”, suscitando profondo
sdegno nella società romana e nella committenza. Ogni
volto, ogni ruga, ogni ombra sulla pelle è quindi segno
di esperienza vissuta che racconta una gioia o un
dolore, mediante un lavoro stratificato che Vania
Comoretti, trasferisce con sapiente abilità e
inesauribile pazienza, a pastello, acquarello e china su
carta. Ho potuto ammirare i più recenti lavori
dell’artista in una sua recente mostra personale ad
Arezzo, presso la Galleria Image e devo ammettere che
pur conoscendo da tempo la bravura della Comoretti,
poter assaporare dal vivo le sensazioni che suscitano i
suoi lavori è un’esperienza difficilmente ripetibile.
Danilo Sensi
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