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pregiudizio,
perché a differenza degli uomini, che nons entono la
necessità di porsi la domanda o le domande, una donna, deve porsi
innanzitutto il problema: “ io sono una pittrice”, “io sono
un’artista” prima ancora della questione fondamentale “ io sono
una donna”. L’essere pittrici nell’immediato dopoguerra, significava
tentare il superamento di barriere invalicabili, con il dubbio
atroce, persistente e snaturante, che ogni passo, ogni conquista,
ogni brandello di gloria strappato al dominio maschile, dei critici
e degli artisti, fosse inficiato dal dubbio di una valutazione che
non sapevi fino a che punto aderisse alle qualità dell’opera, della
professione, dell’artisticità insomma, o, invece della seduzione,
della venustà del corpo, dello charme della portatrice di
questo “handicap” che era l’Arte per una donna! Tuttavia
molti artisti e critici degli anni Cinquanta e Sessanta e oltre
hanno rilasciato valutazioni di tutto rispetto e rigorosamente
professionali sulle artiste. A partire dagli Anni’30 del
Novecento andando a ritroso nella memoria, è utile ricordare Andrè
Breton che aveva dedicato alcuni dei suoi saggi critici a scrittrici
come Joyce Mansour e Mimì Parent e aveva promosso e incoraggiato
numerose pittrici, tra le quali Frida Khalo e Judith Reigl. Ma
nonostante i commenti elogiativi, queste artiste non godettero mai
del pieno riconoscimento delle proprie capacità concettuali e
creative. Le altre surrealiste, Meret Oppenheim e Gisèle Prassinos
cominciarono a essere apprezzate dal movimento di Breton ; perché
precedentemente venivano accolte o perché “scoperte” da alcuni
membri del gruppo, oppure perché ne diventavano le amanti, come
accadde per Kay Sage, compagna di Yves Tanguy , Remedios Varo,
moglie di Benjamin Peret e Leonora Carrington compagna per cinque
anni di Max Ernst. La maggior parte di queste artiste era più
giovane rispetto ai propri compagni e produssero lavori
artisticamente più maturi dopo essersi staccate dai rispettivi
maestri, o, in alcuni casi dopo aver preso le distanze da Breton e
dall’intero movimento, rifiutando la designazione di surrealiste.
Sentiamo cosa scrive Breton a proposito della donna artista in Le
Surréalisme e la Peinture in cui commenta i lavori di
Judith Reigl, una pittrice ungherese che aveva illustrato le opere
di Lautréamont: E’ decisamente insolito e improbabile che una
donna sia in grado di governare da |




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sola il timone della nave (dell’arte); deve
necessariamente esserci una
qualche forza eccezionale che l’aiuta nell’impresa….Capito
l’antifona ragazze dell’Arte? ( lasciate che vi chiami così, anche
se avete ottant’anni ) Alla donna non veniva riconosciuta autonomia
artistica, nonostante il suo lavoro venisse apprezzato. Care artiste
vi sembra che oggigiorno qualcosa sia cambiato? Se sì fatemelo
sapere, proponetevi con i vostri lavori e la vostra onestà
intellettuale e professionale, perché in queste pagine si parlerà di
voi! |