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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine

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Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
"

 

Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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Il Pensiero di Massimo Ballerini

Guardando e riguardando, le opere di Rosa ti rendi conto piano piano che il segno parla alla visione, non al tatto; al profumo, non al gusto. Come se l'emozione volesse porsi menomata, limitata, sospesa. Fuori dal tempo, in uno  spazio  in cui gli assi cartesiani si trasformano in frequenze. Una sottile  vibrazione   che   dilata  ma non chiede forma, tratto, disegno, segno

definitivo. E se dopo aver guardato, si comincia ad osservare, emerge che il significante profondo e' li' a disposizione, visibile e ricco di profumi: il colore. Il non colore, il mezzo colore, la rottura dei toni continui, i chiari e i non-scuri frequenze emotive decostruite in una gamma di colori permeati di bianco, gamma che parte dall' infrarosso e va all' ultravioletto. Ne' materiale ne' spirituale, ne' metafisico ne' astratto, ne' concettuale ne' geometrico. Altro, oltre, rivelato e non, carico di ombrosità e di uno spirito seducente e femminile. Nel passare dalla pagina web dedicata ai dipinti, ecco scorrere una narrativa delicata, frutto di  ricette che hanno un che di antico, magico, odisseo. E il tutto con una semplicità disarmante, che invoca la pace e l'amore, i movimenti quieti e le indagini argute, la lentezza esasperante e insinuante. Come un continuato  e lungo rituale di amore, di dubbio, di paura, di angoscia trattenuta, di morbidezza e di trappole. Nessun equivoco nel gioco

degli equivoci. Questa e' la limpidezza dell' intrigo, della vita della mezza verità, dell' altra metà della terra e del cielo. E' l' arte del mistero che chiama a qualcosa di sacro, attraverso la via profana. Rosa, almeno nella mia lettura, mette in opera uno scandalo sottile, come un rimedio  omeopatico o un fiore di Bach. Nel Ri-osservare la pagina web dall'alto in basso, piano piano, vi si svelerà una potenza trattenuta che parte dall' indaco-azzurro, per passare al complementare non giallo ma oro e attraversare l' inferno dei rosa-arancio-rossi arrivare in fondo con  la ricostruzione semplificata dei primari (verde-magenta, rosso-ciano, giallo-blu). Come se il tempo assente dalle opere, rientrasse tramite l'autore. Un attrito emotivo sempre presente, languido e illimitato. Perche' le figure non devono essere figurative, perche' le forme non devono essere definite e definitive....perche'  vibrare e' la dichiarazione di se' (opera e autore)  piu' profonda ma meno esplicita. E come ultimo suggerimento (fazioso e di parte) per osservare e fruire le opere di Rosa, e' bene lasciare il razionale in secondo piano, per entrare in risonanza con i piani elevati (e/o profondi). Per arrivare in fine alla propria meta desiderata, conoscersi e imparare ad amare senza il bisogno del capire, del collocare, del contestualizzare, del confrontare. Forse, in fondo, si tratta solo di riconoscere il femmineo ed entrarci dolcemente. Come prassi di guarigione esistenziale.

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