|
Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
|
|
|
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
 |
|
. |
|
|
"Una
fenomenologia del moto, la pittura di Nera d’Auto"
|
|
L’arte di
Nera nasce come volontà di espressione e
di comunicazione, ma lo fa con un linguaggio di cui difficilmente si
conoscono le regole. Se si vuole sottoporre al
fruitore il problema interpretativo dell’arte di questa
singolare artista, lo si può impostare su due categorie essenziali:
la prima si affida alla
psicologia gestaltica, la seconda
all’esistenzialismo.
La psicologia
gestaltica studia l’iterazione
tra l’uomo e le forme.
Ossia, come la percezione delle forme diviene esperienza psicologica. Il modo come si
struttura questa |
|
esperienza
psicologica segue leggi universali. Ad esempio,
il cerchio tende ad esprimere sempre la medesima sensazione,
indipendentemente da cosa abbia forma circolare.
E così avviene per i colori.
E avviene per l’articolazione tra forme e
forme, tra colori e colori, e tra forme e colori. In sostanza l’atto
percettivo, affidandosi ad esperienze già possedute e a meccanismi
di fondo, tende a interpretare le cose
che vede indipendentemente da cosa esse rappresentino. Pertanto
anche le opere di Nera trasmettono informazioni percettive che
stimolano una reazione di tipo psicologico. Se la psicologia
gestaltica può spiegare il meccanismo
per cui un’opera astratta può apparire
bella o brutta, difficilmente può spiegare quale opera apparirà
bella e quale brutta. In sostanza, non può fornire elementi di
valutazione critica, restando questi comunque
pertinenti al campo specifico della storia dell’arte e alla storia
del gusto. Ma
la psicologia gestaltica ci fornisce
numerosi elementi per inquadrare il problema, chiarendo come l’arte
di Nera riesca a comunicare con la psicologia dell’osservatore. E,
soprattutto nella sua fase iniziale, ritengo che il linguaggio di
questa artista si sia appoggiato alle
categorie interpretative gestaltiche.
Altro metodo di
decifrazione dell’arte di Nera è quello
di rintracciare l’esperienza esistenziale da cui è nata la sua
specifica opera. L’artista, come qualsiasi altra persona di questo
mondo, vive la medesima realtà di tutti. Riceve
le medesime sollecitazioni, le interpreta con la sua
specifica sensibilità, e, in più rispetto agli altri, le sa tradurre
in forma. Il gesto creativo, sostanziandosi in un’opera, diviene
traccia esistenziale. L’opera creata diviene traccia di tutta
l’iterazione tra realtà, sollecitazione, sensibilità e creatività,
che può essere comune a tutti, ma che solo l’artista, proprio perché
è tale, sa esprimere e oggettivare. In questo caso, l’opera non solo
è traccia del proprio essere al mondo, che
risulta il valore minimo, ma rimane come testimonianza
dell’essere al mondo in un particolare momento, in una particolare
situazione, in un particolare contesto e così via.
Ed assume, pertanto, valore di documento
storico-culturale proprio perché è il
frutto di quella particolare storia e di quella particolare cultura.
La non oggettività dell’arte di Nera non è che
un momento conclusivo, più clamoroso e radicale, di un lungo
processo che è andato sempre più negando all'arte il compito di
descrizione della realtà esterna per attribuirle quello di esprimere
all'esterno il sentimento interiore dell'artista. La pittura di Nera
spinge questa tesi fino in fondo: se l'arte non è espressione del
mondo esteriore, ma solo estrinsecazione
di quello intimo, bisogna avere il coraggio di andare oltre ciò che
era già stato fatto (dall'espressionismo in poi, per esempio) e non
limitarsi a proiettare la nostra vita interiore negli oggetti reali
dipinti, ma abolire completamente questi ultimi, visualizzando con
forme, linee e colori il complesso oscuro dei sentimenti che si
agitano dentro ciascuno di noi, agendo psicologicamente
sull'inconscio dello spettatore attraverso il suo occhio. La pittura
di Nera, ha come tema la fenomenologia
del moto; sua segreta ambizione sembra essere la cattura e la
messa-in-visione dell'energia come cuore
nascosto della materia. Un tema che viene
messo in chiara luce nelle sperimentazioni cinetiche-cromatiche
della sua produzione odierna. Una ricerca
incessante, continua densa e inesauribile, per un’artista che ama il
suo doppio e che non si ripete mai. Appassionata di
Filosofia, le sue opere emanano una spiritualità trascendente.
All'inizio fu il
kaos, l'indistinto disordine governato da una
mente superiore da
cui
si originò |







|
|
la vita.
Sembra essere questo l'assunto principale, la primaria fonte di
ispirazione dell’artista. Esplosioni di colori sostenuti da fitte
pennellate che si diramano da un nucleo centrale dall'abbagliante
luce bianca e alludono alla densità della materia primordiale non
ancora coagulata in forme precise; vorticose spirali asimmetriche
che risucchiano e coinvolgono nel loro acceso cromatismo l'occhio e
la mente di chiunque le osservi; pensosi
indefiniti spazi dalla densità magmatica; tormentate forme che fanno
vibrare di profonda emotività il campo visivo; morbide e forti
pennellate avvolte sensualmente intorno a un immaginario asse
centrale. A ben vedere, però, un filo conduttore esiste ed è
ben solido. Un movimento vorticoso, appena accennato o evidente che
sia, origina l'immagine, come il materializzarsi di sembianze
derivate dall'aggregazione di particelle
infinitesimali, quasi metafora dei modi di procedere della pittura:
l'immagine prende forma dal vario addensarsi e dal combinarsi dei
pigmenti su una superficie e la qualità del risultato formale
dipende dal continuo, imprevedibile modificarsi dei
rapporti. Il kaos
primordiale, appunto, quando dall'esplosione del nucleo originario
prendono vita le varie forme dell'esistenza. Il convulso
movimento a spirale conferisce all'insieme dilatazione
segnica ed espansione cromatica,
materia viva che palpita sotto la spinta
di una passione pittorica fatta di sentimento e di coraggio, di
tormentati dubbi e di certezze sempre più precarie e illusorie.
Difficilmente Nera può essere assimilata ad un qualsiasi
"allineamento linguistico". Del resto, dopo gli ultimi "ismi"
stabiliti dalle avanguardie degli anni Cinquanta e Sessanta del
Novecento, la ricerca artistica ha dato corso a
una nuova stagione espressiva caratterizzata dal desiderio di
autonomia dei singoli linguaggi e di originalità di ogni contributo.
Oggi gli "allineamenti" che un tempo inglobavano
il pensiero, i colori, le forme di vari artisti all'interno di un
unico indirizzo, hanno scarsa ragione di esistere, salvo nei casi -
malaugurati - in cui siano introdotti dalle acrobazie interpretative
di critici bisognosi di ritagliarsi uno spazio personale nel
dibattito artistico. In questa linea di
autonomia linguistica si muove Nera, seppur con qualche
scarto di registro dovuto alla sua voglia di sperimentare. Le
mani d’artista e soprattutto quelle di Nera, sono
determinanti per fissare gli attimi
fuggenti della vita, del pensiero e del sentimento, per cogliere il
complesso fluire dell'esistenza. Ecco le ragioni del loro
protagonismo nell'opera di Nera. La pittrice sembra, della sua
realtà individuale, inseguire ciò che è mutevole (da qui la
continua, ossessiva presenza del vortice); pare segretamente
convinta che solo attraverso il mutare dell'immaginazione si possa
cogliere il rapporto tra l'immutabile e il transitorio.
Rosa Spinillo
|
|
|
Se Vuoi Lasciare Un Commento All'Artista
Clicca
Qui
AVANTI
Vai Al sito del Pittore |
|