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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine

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Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
"

 

Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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"La Critica di Sara Dragani"

Una finestra dalle lunghe tende. Una vasca dei pesci rossi su di un comodino. Una sedia a dondolo, e l’armadio accanto ad essa. E poi ancora un termosifone ed un televisore. Oggetti e arredamenti, rapiti dagli interni di luoghi vissuti e liberati dalla reclusione delle mura domestiche. Infissi e suppellettili che si accaparrano il ruolo di protagonisti rendendo aperto quello spazio considerato per antonomasia come il chiuso. Questo è quanto si materializza sulle tele di Caterina Morelli.  Quasi un processo di personificazione, atto a distruggere la condizione subalterna vissuta dagli arredi e ad esaltarne il loro carattere di unicità attraverso la tecnica mista che pare caratterizzarli alla stregua di personaggi letterari, osservati sin dalle tensioni profonde che li contraddistinguono e dall’ossatura richiamata dal tratto a matita nudo e visibile al di sotto del colore. Ma nessun ordine gerarchico intende imporsi all’occhio che osservi la struttura dell’oggetto rappresentato: filo, segno a matita, vernice e pittura ad olio intraprendono una convivenza serena e scevra da intenti prevaricatori di una tecnica rispetto all’altra. Spesso esaltazione ed occultamento si confondono sotto la copertura di una vernice bianca e cangiante, volenterosa di custodire gli oggetti sotto il suo mantello, mentre il nascondiglio costituito dal colore ad olio viene alle volte strappato via quasi con violenza per rendere manifesto il tratto originario. L’atto del cucire tesse le trame su di una pittura che diviene ciò che dipinge e ne assume le forme, assottigliandosi sino a divenire filo di lana e ingrossandosi fino a marcare le asperità e la nodosità del legno. E se il tratto pittorico segue la materia e le sue evoluzioni, ecco che invece il filo diviene segno e contorno, o ancora si diverte ad ammantare superfici e dettagli. La rivincita di quegli oggetti sui quali il nostro sguardo si pone giorno per giorno in maniera distaccatamente naturale è dunque compiuta. E non solo attraverso la rivalsa della rappresentazione, ma finalmente attraverso la percezione del loro essere spettatori e compagni della nostra esistenza.

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