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Un pittore “
giovane” ama definirsi Ottavio Sabia in arte Otsa. Mi pare di
vederlo al chiuso di una banca, pensare alle immagini, che avrebbe
potuto dipingere con i pennelli e i colori. Nella storia dell’Arte,
vi sono esempi di artisti nati tardi come Vincent Van Gogh, lo
stesso Paul Gauguin e il Doganiere Rousseau. Nascere tardi non è un
handicap e nessun artista nasce mai per caso. Ma cosa hanno in
comune con OTSA questi artisti? Semplice hanno iniziato tardi, ma si
sono messi a studiare seriamente la pittura, perché come diceva
Degas “ Oh!, la pittura è cosa facile quanto non si sa, ma difficile
quanto si sa” e Ottavio da quanto è in pensione studia, lavora alle
sue tele con pazienza certosina. Nella calma del suo studio,
dipinge, legge, scrive, disegna e contempla i paesaggi della mente.
Dipinge paesaggi che sembrano astrazioni densi di colori della sua
terra, i blu, gli ocra, insieme ai rossi sembrano definire una
materia che diventa sempre più compatta, più sostanziosa. La Lucania
densa di tradizioni e di cultura è nell’immaginario del pittore,
egli dipinge le calli silenziose e le candide masserie sulle cui
pietre si riflette il sole cocente di un meriggio allo zenith. La
sua pittura piano diventerà più matura, timbrica, sostanziale. E’
questione di tempo e studio continuo, ma egli vi arriverà. Tutto è
in nuce. Come la farfalla dopo tanto penare esce dal bozzolo, così
Otsa nascerà pieno artista. Nella vita così come nell’arte, c’è
sempre un nobile scopo per cui ci adoperiamo, perché tutto abbia un
senso. E quando si superano le barriere del dilettantismo allora
nasce la grande arte, che è linguaggio, espressione del nostro sé
più profondo. Arte come puro spirito, e in questo pittore c’è lo
spirito del fare arte, che è un continuum, un fare ma anche un
disfare, un andare verso un andare oltre , un andare contro le
barriere e gli schemi che la vita stessa ci impone. Il discorso
dell’arte è lungo, e scrivere di OTSA in termini non banali non è
semplice, le sue tele hanno una forza e un discernimento non comune
per un pittore alle prime armi, la sua pittura per certi versi mi
rimembra quella del pistoiano Salvatore Magazzini, ma anche certo
paesaggismo americano degli anni ’30. Così come nella stesura della
materia fotografo certo espressionismo astratto americano. Anche se
OTSA sicuramente non ha mai visto, né visionato gli artisti da me
citati, porta in sé i germi di artisti passati che sono diventati
archetipi dell’immaginario collettivo. Non vi è tridimensionalità
nelle immagini di OTSA, solo un immenso spazio bidimensionale rotto
qua e là da rette e diagonali, rinforzato da colori pastosi, forti,
dati con vigore, così come forte deve essere il suo gesto. Una
gestualità da pittore giovane, ma rigoroso, anche se nel tratto si
riscontrano certe ingenuità apparenti, che presto saprà superare.
Concludo con una nota scritta del 1944 di Barnett Newman:”L’arte
moderna è astratta, intellettuale! E’ l’espressione dello spirito
dell’uomo. Esprimeremo quello spirito con nudi in pose artificiali
fra le suppellettili di uno studio sotto un’illuminazione teatrale?”
Ottavio, medita sul significato di moderno, astratto,
intellettuale, perché il tuo linguaggio espressivo contiene già
queste caratteristiche.
Rosa Spinillo |
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"ultime luci"
olio su tela cm. 60x60

"I, paesaggio"
olio su tela 40x35

"III. paesaggio"
olio su tela 60x40

"Fulgore D'Autunno"
olio su tela cm. 50x35

"Guantanamo"
olio su tavola cm. 40x17

"Spazio"
olio su tela cm. 50x35

"Tracce Colorate"
olio su tavola 60x37

"Luce Nel Crepuscolo"
olio su tavola 50x70

"Paesaggio Disperso"
olio su tavola 73x30
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