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L'Artista

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“ Il mondo esterno è emanazione, in circostanze misteriose, del mondo interiore”. Queste parole del poeta tedesco  Novalis sono il motto e il riferimento costante della mia poetica, fatta di visioni, associazioni di idee afferrate nello spazio di un’istante, percepite come manifestazioni metafisiche, indipendenti non solo da spazio e tempo, ma anche dal reale significato degli oggetti rappresentati. Ciò che vedo sono oggetti, cose che affollano un piccolo mondo da me stessa creato, all’interno del quale

viene condotta la mia vita interiore. Non esiste alcuna “ ricetta” per un’artista contemporaneo. Un’opera d’arte può nascere tanto da un’accurata progettazione quanto  da un’improvvisa e fugace intuizione. Vivo a periodi alterni in una piccola colonia della Magna Grecia, l’antica Poseidonia – Paestum per i romani, dove con la passione di una novella archeologa ho scavato in quella  antica  cultura le forme del presente. mi guidano i dannati dell’Olimpo, le Gorgoni, le Afroditi, gli Eroi. La nostalgia di quel mondo irrimediabilmente perduto, e l’appartenenza di tutta la cultura occidentale al  mondo greco mi ha fatto comprendere di appartenere alla tradizione europea che risale all’antichità. Il mio sguardo è rivolto soprattutto alle forme dell’arcaismo che reputo più autentiche. Ed è in Grecia che sono andata alla ricerca delle mie radici. Qui ho incontrato la “sintesi perfetta di emozione e ragione, di natura e cultura”. A Delfi sono rimasta estasiata dalle grandi distese di ulivi e dall’imponenza delle rovine. Mi hanno emozionata tanto l’opera della natura, quanto quella dell’uomo. Guardando alle  antiche statue e agli edifici mutilati dal tempo mi è venuta

voglia di ispirarmi a loro, di riportare in vita quegli antichi frammenti, di  riportarli alla luce con una punta d’ironia. Spinta dai versi del poeta greco Costantin Kavafis, ho voluto conoscere anche Itaca. Quello di Ulisse verso Itaca è un viaggio simbolico. Non c’è mai la certezza di giungere alla meta. Ma è il viaggio, (nel mio caso è il viaggio inteso come ricerca pittorica)  non la meta, la cosa più importante.  L’Arte è per me esercizio della memoria, in questo mi sento vicina alla  poetica di Savinio.  “L’artista -scrive Savinio- diventa una sorta di Padreterno, realizza l’aspirazione a diventare un nuovo demiurgo e dio fabbricatore. Questa consapevolezza della sostanziale fragilità o inautenticità delle immagini elaborate dall’arte è  dichiarata in un suo scritto teorico del 1920: ci rimane da prendere una nuova e più forte risoluzione: quella di essere uomini ironici, sapendo di essere tali. Dove per ironia Savinio intende un atteggiamento disincantato la consapevolezza di dover fare opera di finzione, di dover manipolare la realtà, per eliminare da essa le contraddizioni della vita presente.  Come artista, mi sento figlia della Transavanguardia, movimento teorizzato da  Achille Bonito Oliva. Quando sul finire degli anni Ottanta muovevo i primi passi nella Pittura, gli artisti della Transavanguardia erano già all’apice del loro successo.  In un suo scritto Bonito Oliva così teorizzava:-“L’area culturale degli anni Ottanta è quella della Transavanguardia, che considera il linguaggio come strumento di transizione, di passaggio da un’opera all’altra, da uno stile all’altro. Se l’avanguardia, in tutte le sue varianti del secondo dopoguerra, si sviluppa secondo l’idea del darwinismo linguistico, che trova i suoi antenati fissi nelle avanguardie storiche, la Transavanguardia invece opera al di fuori di queste coordinate, seguendo un atteggiamento nomade di reversibilità di tutti i linguaggi del passato”. Come tutti gli artisti della transavanguardia, i neoespressionisti e altri,  rivendico la mia libertà poetica come costoro hanno già fatto  e continuano a fare oggi; nel loro tempo che è il mio stesso tempo. L’ Arte è per me  un fatto  puramente mentale, nel contempo gesto ed espressione.   Attingo all’infinito repertorio delle forme della tradizione, ne sottolineo non tanto il valore intrinseco, il significato, ma il piacere del significante, della pura forma pittorica, come afferma Bonito Oliva: escavo continuo nella sostanza della pittura.

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Rosa  Spinillo inizia l’attività espositiva sul finire degli anni Ottanta presso il circolo artistico
“ Duomo” a Salerno. I suoi esordi sono figurativi.
1987, premio “Duomo”. Dal 1987 al 1994 è presente nelle collettive al circolo “Duomo”- Salerno.
Espone in numerose collettive anche al di fuori dei confini regionali.
1998- Mostra Personale con il patrocinio dell’azienda di Soggiorno e Turismo di Salerno. Cinema San Demetrio-
1998- Diventa accademica, dell’Accademia Internazionale di Arti, Lettere e Scienze “Alfonso Grassi”- Salerno.
1999- Continua il suo percorso artistico iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli,
dove consegue la laurea in Arti Visive nella sessione autunnale- Ottobre 2003- con il massimo dei voti.
1999-2003, concorre due volte al premio “Arte”- Milano- piazzandosi tra i finalisti.
1999-2000, consegue due volte il primo premio per la Pittura “ La tavolozza”- Salerno
2001,terzo Premio Pittura “ La Tavolozza” 2000.
2002 Segnalazione di merito al concorso “La Piazzetta” presso il “Centro Artisti Salernitani”.
2002- 2003, Mostra “Dipinti e Incisioni”, Napoli - Accademia di Belle Arti.  
2002- Premio “Associazione culturale Terra nostra”- Napoli.
2002- Collettiva – Via Margutta-  Roma.
2003- Collettiva “ Galleria- Ferrara” – Ferrara.
2004- Quarto Premio ex- aequo,  Areopago Letterario - sezione Pittura “Clelia Sessa”  Fisciano (SA).
2004- Mostra personale- Cinema Teatro San Demetrio- Salerno.
2004- Collettiva – Paestum Art Gallery-  Paestum (SA)
2005- Febbraio- finalista Premio web color 2005
2005- Mostra Prospettive Surreali. Gaeta

 

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